Hintergrund

Tutti i vizi e le virtù dell’impresa familiare

Articolo pubblicato il 18 aprile 2016 in “Affari&Finanza” nella rubrica “Il libro”.

L’impresa nasce da una persona e molto spesso questa persona ha intorno a se una famiglia. Se l’azienda supera la prima generazione spesso l’azionariato si distribuisce all’interno della famiglia. In alcuni casi la proprietà familiare dura per un certo numero di generazioni e l’impresa può assumere anche dimensioni rilevanti. Secondo le statistiche sono “familiari” l’85 per cento delle imprese italiane e tedesche, l’88 % di quelle svizzera, la media europea è del 75 per cento. I casi di successo sono numerosi, dalla Ferrero dell’omonima famiglia alla Luxottica della famiglia Del Vecchio alla BMW della famiglia Quandt, ma se la proprietà familiare in genere allunga la vita dell’impresa (la media è 78 anni), non ne assicura però il successo e la capacità di crescita. I meccanismi di successione e le divisioni familiari sono tra le cause maggiori di insuccesso.

La gestione familiare è naturale nella prima fase di vita dell’impresa ma può diventare (e spesso diventa) un ostacolo alla sua crescita e alla sua stessa sopravvivenza. In Italia questo è un problema per la difficoltà di accettare e promuovere la managerializzazione della gestione. Le imprese familiari, per quantità e spesso per qualità, svolgono un ruolo centrale nei sistemi economici, ma l’ossessione per il controllo rischia di diventare un problema quando ne limita lo sviluppo. Le migliori hanno performance più elevate del sistema, prese nella loro totalità sono una gran parte del sistema, e se il sistema non va bene la responsabilità è anche loro.

Libro: Family Business Model (Franco Angeli)

- Marco Panara, Affari e Finanza